
h.17:30 - Pratovecchio, La.B
Mostra personale di Elisa Zadi - A cura di Silvia Rossi
“Noi ci svegliammo piangendo: era l’azzurro mattino.
Ombre d’eroi veleggiavano: eran colonne d’azzurro
I puri pensieri dell’alba o cuore ricorda: ricorda, e piangendo
Giurammo ancor fede all’azzurro”
Dino Campana, Alba (da Il più lungo giorno)
C’è un colore che attraversa questa mostra come una promessa mantenuta a lungo.
È l’azzurro. Non quello del cielo visto dall’asfalto, non quello delle cartoline. Un azzurro più antico e più interiore: il colore della soglia, dello spazio che sta tra la veglia e il sogno, tra il corpo e ciò che lo abita. Il colore in cui Dino Campana aveva giurato di credere, e in cui Elisa Zadi sembra aver costruito, opera dopo opera, una casa intera.
Nei puri pensieri nasce da quel verso per portarlo più lontano.
Non è una mostra sull’azzurro come scelta cromatica. È una mostra sull’azzurro come condizione dell’essere: quello stato sospeso in cui la mente si allontana dal peso concreto delle cose e diventa capace di abitare un paesaggio che non esiste altrove se non nella pittura. Campana lo chiamava Alba. Zadi lo dipinge come foresta, cascata, radura — luoghi reali trasformati in luoghi mentali, attraversati da figure che vi si sciolgono dentro come neve nell’acqua, fusi e quasi indistinguibili dal contesto, metafora della traccia umana nella sua essenza carnale che si fa metafisica.
Le opere realizzate per questa mostra segnano un momento di particolare intensità nella ricerca dell’artista. Il tessuto, una tela grezza da tempo al centro della sua ricerca, non è una scelta decorativa ma di significato. Il tessuto respira, assorbe, trattiene la luce in modo diverso. Permette al colore di depositarsi in strati che si intravedono l’uno attraverso l’altro, come memorie che non si cancellano ma si sovrappongono, si velano, si lasciano indovinare. I pigmenti e i pastelli dialogano su questa superficie porosa producendo un effetto che non è né opacità né trasparenza, ma qualcosa di intermedio: la materia del pensiero, appunto.
Le figure umane che abitano questi paesaggi non hanno peso.
Non incombono sul paesaggio, non lo governano. Vi appartengono come vi appartiene una nuvola o il riflesso di un albero sull’acqua: provvisoriamente, senza lasciare impronte. A volte si confondono con i tronchi, le braccia aperte verso l’alto come rami. A volte emergono ai margini della scena dalla stessa sostanza azzurra che attraversa ogni foglia, ogni cielo, ogni fiore. Sono figure che stanno compiendo una metamorfosi silenziosa: non una fuga, ma un appartenere. Un diventare paesaggio.
È la stessa trasformazione di Dafne — ma senza violenza, senza urgenza. Solo la lenta, luminosa resa di un corpo che smette di separarsi dal mondo e comincia a farne parte.
I paesaggi che Zadi costruisce su questi tessuti sono riconoscibili e insieme irraggiungibili. Ci sono cascate, foreste, montagne, distese di iris e fiori selvatici, riflessi sull’acqua, cieli che si aprono in verticale per metri. Eppure non è la natura ciò che si guarda. È qualcosa che la natura suggerisce quando la si osserva a lungo, quando la mente smette di classificare e comincia semplicemente a stare: una percezione del mondo che non passa più attraverso le parole, che non cerca forma definitiva, che si accontenta — e in questo accontentarsi trova tutto — di essere luce, colore, presenza.
L’opera di grandi dimensioni che dà il titolo alla mostra porta questa tensione al suo culmine.
Quattro metri e mezzo di altezza, due di larghezza. Non semplicemente un’opera più grande delle altre, bensí un orizzonte portato dentro uno spazio chiuso, proprio sospeso sopra la nostra testa, come un nuovo cielo. Le nuvole che lo abitano sono sostanza, materia viva, presenza che cambia mentre la si guarda. Ai margini, frammenti di vegetazione segnano il confine con il mondo terrestre. In mezzo: tutto il respiro possibile. Stare davanti a quest’opera produce qualcosa di simile al silenzio — non l’assenza di suono, ma la sua forma più densa, quella in cui si comincia finalmente ad ascoltare.
Elisa Zadi ci accompagna così in un territorio che non è geografico ma mentale: un luogo in cui la pittura smette di rappresentare il mondo per diventare il mondo. In cui il pensiero puro — quello dell’Alba cantato da Campana, quello di ogni momento in cui la mente si libera dal rumore — trova finalmente la sua forma visibile.
E quella forma è azzurra.
Elisa Zadi nasce ad Arezzo. Si diploma come Maestro d’Arte e successivamente ottiene con il massimo dei voti la Maturità d’Arte Applicata presso l’Istituto Statale d’Arte di Arezzo. Si diploma con lode in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Firenze, dove dal 2007 al 2009 lavora come Assistente Tecnico di Laboratorio. Nel 2009 consegue l’abilitazione all’insegnamento delle Discipline Grafiche e Pittoriche, titolare attualmente della cattedra presso il Liceo Artistico Porta Romana di Firenze. Nel 2010 ottiene con lode il Master di II livello in Architettura e Arti Sacre presso l’Università Europea di Roma. Vive e lavora a Firenze.
Il suo lavoro esplora le questioni della femminilità, dell’identità e dell’appartenenza attraverso il ritratto, l’autoritratto e il paesaggio interiore, indagando la connessione tra essere umano e natura in senso introspettivo, antropologico e simbolico. Artista poliedrica, si occupa di pittura, installazione, performance e poesia.
Tra le partecipazioni più recenti: Francesco, mi farei tagliare i capelli per te?, Musei Nazionali e Musei dell’Umbria, Perugia; Bloom your way – Fiorisci a modo tuo, Museo Mupa, Ginosa; Life Is but a day, Mucciaccia Gallery Project, Roma; La misura umana, Circolo degli Esteri, Roma; Roma Arte in Nuvola 2024; Un Fair, Milano 2023. Nel 2026 è finalista a Exibart Prize 6, nel 2025 è selezionata al Premio Combat, al Premio Luigi Candiani, Finalista a Exibart Prize 5 e Arteam Cup 9; selezionata con merito al Premio Mestre Pittura 2025 e 2024; partecipa alla residenza internazionale DOM & ExtrArtis a Sorrento e Barcellona e alla delegazione italiana Container Door Art Festival di Guadalajara, Messico.
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Il lavoro di Elisa Zadi esplora le questioni della femminilità, dell’identità e dell’appartenenza attraverso il ritratto e l’autoritratto. Il suo percorso si sviluppa indagando la connessione fra uomo e natura sia in senso introspettivo che antropologico e simbolico. Artista poliedrica si occupa di pittura, installazione, performance e poesia.
Anche chi non fa parte della carovana potrà sperimentare almeno per un giorno questo modo di vivere il festival, aderendo ad una o più delle proposte giornaliere sotto descritte. Quelli proposti sono itinerari adatti anche alle famiglie.
Mercoledì 17 Luglio
con la Carovana al Laghetto di Asqua – Moggiona
Ritrovo: ore 14:00 Punto Informazioni di Camaldoli e Spostamento con le macchine sulla strada di Asqua.
Escursione: La linea Gotica – La Rota incontro con La Carovana – Laghetto di Asqua con Miriam Bardini.
Lunghezza 4 Km Dislivello 100 m
Spostamento con le auto a Moggiona
Ore 19:00 Concerto a Moggiona di Luca Mauceri e Donato Cedrone
Giovedì 18 Luglio
con la Carovana a Serravalle e Camaldoli
Ritrovo: ore 14:00 presso il Punto Informazioni di Camaldoli e spostamento con le auto a Serravalle.
Escursione Serravalle – Camaldoli, incontro con la Carovana e con Monaco del Monastero – Tappa artistica al Castagno Miraglia con Miriam Bardini – Serravalle.
Lunghezza 5 Km Dislivello 100 m
ore 21:00 Concerto a Serravalle di Giovanni Vannoni
Venerdì 19 Luglio
con la Carovana al Fosso di Acquafredda e Fosso del Puntone – Badia Prataglia
Ritrovo ore 9:00 Punto Informazioni di Badia Prataglia
Escursione: Badia Prataglia – Fosso di Acquafredda Incontro con La Carovana – loc. Capanno – Buca delle fate – Campo dell’Agio. Tappe artistiche con Miriam Bardini e Luca Mauceri, laboratori di land art con Martina Botta e Nicola Doni
Lunghezza 10 Km Dislivello 300 m
Ora 21:00 Concerto del Duo Gelli Cuseri presso la Pieve di Santa Maria Assunta
Sabato 20 Luglio
con la Carovana a Corezzo – Passo Serra – Biforco
Ritrovo: ore 9:00 a Corezzo
Corezzo – Sentiero 00 (incontro con la carovana) – Passo Serra – Serra di Sopra – Biforco con tappa artistica di Luca Mauceri e Miriam Bardini
Lunghezza 12,5 Km Dislivello 390 m
ore 18:30 Concerto a Corezzo di Davide Scagno
Per aderire alle proposte giornaliere è obbligatorio prenotare scrivendo a prenotazioni@orostoscana.it o chiamando al 370 1318284.
La quota delle uscite giornaliere è di 15 euro a persona. La partecipazione ai concerti del festival è gratuita. Ogni serata sarà possibile usufruire, a proprie spese, della cena proposta dalla proloco del borgo (vedi il link ad ogni concerto per informazioni sulle eventuali prenotazioni).
Luogo di inizio e fine del trekking: Pratovecchio, Piazza Jacopo Landino
– Partenza alle ore 9 di mercoledì 17 luglio e rientro alle 17.30 di domenica 21.
– Possibilità di aggregarsi anche dalla mattina di venerdì 19, arrivando con mezzi propri a Serravalle entro le ore 9.
Quota di partecipazione individuale:
– quota intera (5 giorni/4 notti): € 522;
– quota ridotta (3 giorni/2 notti): € 299.
– La quota intera comprende: 4 pernottamenti (in appartamento a Moggiona, in rifugio gestito a Badia Prataglia, in struttura religiosa a Serravalle e Corezzo), 4 colazioni, 5 pranzi al sacco e 4 cene per tutta la durata del cammino. Acqua ai pasti. 1 guida ambientale per tutta la durata del soggiorno. Noleggio e-bike e guida per il rientro da Partina a Pratovecchio. Assicurazione annullamento. Iva e servizio.
– La quota ridotta comprende tutto quanto incluso nella quota intera tranne i pasti, i pernottamenti e i servizi precedenti a venerdì 19 ore 9.
Le quote non comprendono: trasporto da e per Pratovecchio, eventuali tasse di soggiorno; extra e quanto non espressamente indicato
Può essere considerato un trekking di media difficoltà: richiede un certo spirito di adattamento e la voglia di una vacanza diversa, camminando immersi nella natura e attraversando piccole località.
Le tappe giornaliere, descritte singolarmente negli appositi riquadri, sono lunghe circa 15 km e i dislivelli positivi sono intorno ai 500 m, tranne il primo giorno in cui sono previsti circa 750 m. Il cammino si svolge prevalentemente su sentieri ufficiali, carrarecce e strade.
Lungo il percorso sono previsti incontri, letture e tappe artistiche e saranno effettuate delle riprese al fine della realizzazione di un documentario sull’esperienza. Staremo sul sentiero dalle 7 alle 9 ore al giorno (soste incluse). Lo zaino va portato sulle spalle lungo tutto il tragitto, tranne il tratto in bici per il rientro finale da Partina a Pratovecchio, in cui potremo affidarlo a una navetta.
La ricettività è sempre confortevole ma talvolta spartana, le camere e il bagno sono sempre in condivisione fra più persone. Chi non fosse abituato a questo tipo di esperienza deve mettere in conto che può rappresentare una certa sfida personale.
Il programma e il tipo di esperienza proposta non sono adatti a consentire la partecipazione di animali e bambini.